Ieri sera a cena discutevo del web 2.0 – ma non hai niente di meglio di cui parlare a cena mentre mangi un gustosissimo pollo alle mandorle? Me lo chiedo anche io, spesso…
Dicevo, ieri sera a cena mentre discutevo di web 2.0 ho avuto un insight – o era il pollo alle mandorle che stava andando storto?
Si chiacchierava del fatto che nel web 2.0 i meccanismi di validazione dei contenuti partono dal basso, è la comunità degli utenti che valida la bontà di un contenuto e quindi la credibilità e l’autorevolezza del suo autore. Nel collaborare ad un bene comune, non c’è posto per chi vuole vendere il Viagra, scrivere volgarità o semplicemente aizzare al “facite ammuina”. E non c’è violenza nell’allontanare chi è animato da tali motivazioni. Avviene e basta.
Per rendersi conto di ciò basta osservare come funziona Wikipedia.
E questo è un fatto.
Vediamo l’altro.
Da quando ho cominciato ad interessarmi di Rete ho sempre fatto parte di coloro per cui Internet è un’estensione della vita così com’è, e per cui la dicotomia reale-virtuale non ha particolarmente senso. Gli scambi che tessiamo attraverso la rete hanno lo status di realtà: simpatie, antipatie, amori, lacrime e sorrisi reali, veri.
La Rete è complessa e incoerente esattamente come la società e l’ambiente che la produce, è come uno specchio che riproduce esattamente le contraddittorietà della nostra società, nel bene e nel male.
Che succede se proviamo ad accostare i due fatti?
Le dinamiche di relazione su cui si sta sviluppando il web 2.0 sembrano, allo stato attuale delle cose, incrinare la relazione di rimbalzo speculare tra Rete e società.
Nel Web 2.0 il bene vince sul male.
Sul provare a spiegare il perché di un tale fenomeno, o su un suo approfondimento – in effetti è un pensiero buttato giù così, di botto – tornerò in un altro post. Ma ci tenevoa tirare una prima conclusione:
quando dobbiamo prendere decisioni importanti, di quelle che interessano la comunità globale, tipo una dichiarazione di guerra … apriamo un Wiki e parliamone :-)